A Taormina riapertura di un salone di Palazzo Corvaja
In pochi sanno che, nel quindicesimo secolo, il Parlamento Siciliano si radunò a Taormina. L’antenato dell’attuale Assemblea Regionale Siciliana infatti si riunì a partire dal 1410 e fino al 1532 a palazzo Corvaja. Si tratta di una costruzione dall’alto valore artistico, che nel corso dei secoli si è resa protagonista delle più importanti tappe della storia della nostra regione.
Le sue fondamenta furono gettate addirittura negli anni mille, quando durante la dominazione araba venne realizzata a Taormina una torre in onore al Al Ka ‘bah: un luogo sacro, che secondo Maometto fu il primo tempio innalzato a Dio alla Mecca ad opera di Abramo. Nel corso dei secoli, la torre venne ampliata, a partire dal ‘200, quando fu realizzato il corpo di fabbrica e un pianerottolo con tre pannelli creati con la pietra di Siracusa e recanti immagini relative al vecchio testamento.
Un’altra ala, quella destra, fu realizzata nel ‘400, proprio per permettere al Parlamento Siciliano di riunirsi nel salone realizzato nei tipici schemi del quindicesimo secolo.
Tutte queste varie tappe che hanno portato alla realizzazione di quello che oggi chiamiamo Palazzo Corvaja o Palazzo del Parlamento, fanno si che questa opera architettonica riporti sulle sue mura elementi di diversa natura artistica che convivono perfettamente fra loro, rendendo il Palazzo qualcosa di unico.
Il salone nel quale si riuniva il Parlamento Siciliano è stato chiuso per un anno e mezzo, ma da qualche giorno, grazie ai lavori di manutenzione e allestimento messi in atto dal Comune di Taormina, è stato riaperto. Quest’apertura è stata resa ancora più interessante dal punto di vista artistico e culturale dall’esposizione di alcuni pezzi antichi della “Collezione Panarello”, ovvero del Museo delle “Tradizioni e Arti Popolari”, fondato nel 1997 e divenuto uno fra i più stimati musei etno-antropologici siciliani.
La ristrutturazione e la riapertura del salone rappresentano uno dei tanti eventi che negli ultimi mesi stanno rendendo accessibili ai cittadini dei comuni della provincia di Messina, monumenti e luoghi che hanno segnato la nostra storia e che per tempi più o meno lunghi sono stati chiusi ai visitatori. Sembrerebbe quasi il simbolo di una rinata voglia di cultura dei messinesi.
Alessio Testa