Festeggiamo la Madonna della Lettera dal 42, da quando Rizzo e altri messinesi tornarono con le sante parole di Maria
Paolo, alcuni anni dopo la morte di Cristo, approdò a Messina, sulla spiaggia dell'attuale località che ha preso il suo nome, vicino Giampilieri Marina, per predicare il vangelo. Ben presto molti cittadini messinesi si convertirono al cristianesimo seguendo le parole del predicatore.
Nel 42, quando Paolo decise di tornare in Palestina, alcuni messinesi chiesero di poter accompagnarlo per conoscere personalmente la Madonna. Così si formò una delegazione di messinesi che, convertiti alla fede cristiana, volevano chiedere la protezione di Maria.
La Madonna, in risposta a questa ben gradita visita, diede loro una lettera, scritta forse in aramaico, arrotolata e legata con una ciocca dei suoi capelli. L'8 settembre dello stesso anno la delegazione di ambasciatori tornò a Messina con la lettera della Madonna. Così terminava la Lettera: "Vos et Ipsam civitatem benedicimus", cioè "Benedico voi e la vostra città", e questa frase la leggiamo sulla base della statua, all'ingresso del Porto di Messina, sul torrione dell'antico forte San Salvatore costruito nel 1546. Da allora, ogni 3 giugno, i messinesi festeggiano la loro patrona.
Fin qui la storia che tutti conosciamo. Ma chi erano gli ambasciatori messinesi?
Fra questi pare ci fosse un certo Britio Ottavio, il cui nome, storpiato in seguito, diventò Rizzo. Quest'ambasciatore doveva essere molto rispettato, ma probabilmente anche odiato, tanto che fu ucciso sulla valle dove oggi sorge la Chiesa di Santa Maria della Valle (Badiazza), cioè il torrente San Rizzo, e dove in seguito, forse subito dopo l'editto di Costantino (313) sarà costruito un tempietto in sua memoria.
E, nascosto su questa "sperduta valle", difficilmente raggiungibile anche da quei pochi volenterosi che ne conoscono l'esistenza, oggi, sorge la Badiazza, il più bel gioiello dell'architettura messinese.
Sorta, probabilmente sui ruderi del suddetto tempietto cristiano, in età normanna, su progetto di un architetto arabo, l'attuale chiesa presenta pianta basilicale composta da una pianta centrale, detta santuario, tipica dell'architettura araba e bizantina, e tre corte navate. Molte altre chiese arabo-normanne, soprattutto a Palermo, sono costituite dall'accostamento di più piante centrali.
Volte aragonesi, finestre normanne al primo piano e sveve al piano superiore, merlature ogivali, capitelli d'impronta bizantina e araba fanno di questa chiesa, dal passato burrascoso e nobile al tempo stesso, uno degli edifici di maggior pregio della nostra città, nonchè una manifestazione di architettura assolutamente "siciliana".
Il suoi altri due nomi, Santa Maria della Valle, perchè situata sulla valle San Rizzo; Santa Maria della Scala, perchè al suo interno era custodito un quadro della Madonna con una Scala, non rendono abbastanza quanto il nomignolo di "Badiazza", brutta Badia, assegnatole dagli abitanti delle contrade vicine a voler significare lo stato di abbandono nel quale la chiesa si è sempre trovata.
Le alluvioni, che da un lato l'hanno deturpata e dall'altro, insabbiandola, l'hanno preservata dai terremoti, nonchè l'incuria delle amministrazioni, hanno sempre fatto soffrire gli amanti dell'architettura e, in generale, della cultura messinese.
Adesso che i lavori di restauro sono a buon punto e, grazie all'interessamento dell'ass. Rao, è stato abbattuto il muro in cemento armato, costruito a suo tempo per preservarla dagli insabbiamenti, il monumento presto sara accessibile anche ai pullman, oltre che alle macchine. Presto i messinesi e i turisti, che sbarcano dalle navi da crociera, potranno conoscere e ammirare quest'opera d'arte dell'architettura messinese.
Michele Palamara