LA PASQUA DEI DIMENTICATI
Giorni e volti a riflettere, a imbottire la vita di nuove carezze, di nuove incertezze, per le strade, talvolta amiche, altre solo a combattere il randagismo umano. Le feste non appartengono agli invisibili, a tutti coloro che vivono ai margini dell'indifferenza umana, che comunque scorre lontana da ideologie politiche, poichè, malgrado tutto, figlia dei nostri tempi.
Eppure ogni ospedale nasconde solitudini, gente abbandonata a se stessa, ospizi, pensioni, ogni piccola particella di indifferenza corrode certe strutture, mense. Da molte finestre che si affacciano sulla strada, di questi ricoveri, nessuno sembra fermare il grido affamato di vita di tanti vecchi abbandonati al loro destino, e dai loro parenti, la vita non ha tempo per chi dentro quattro mura ha chiuso tutti i suoi sogni, di tanto in tanto, poi, qualche fatto di cronaca ci fa scoprire le violenze e i sorprusi.
La Pasqua dei dimenticati, relegati in vicoli singhiozzanti di vino, a patire una socialità che poco degna della nostra mediocrità.
La Pasqua degli emarginati, volti sconosciuti che minacciano il nostro benessere, a intaccare il nostro duro lavoro, indi non avere l'accortezza di dedicare una carezza, una compassionevole gioia per chi, talvolta, basta solo un sorriso, un panino, qualche spicciolo per tirare a campare. Mille difficoltà da cui la Pasqua dovrebbe portarci a riflettere, fugando ogni dubbio, bussando dietro a quelle porte di ospizi e ospedali, ritrovando in quei vecchi abbandonati dai parenti i nostri nonni, il nostro futuro. Questa Pasqua, sia il risultato di concretezza e carità, questa Pasqua sia il volto buono di un bambino che sorride ad un clochard senza quei pensieri abbietti a cui la nostra civiltà sembra averci abituato.
Salvatore Piconese