OCCUPAZIONE FEMMINILE A MESSINA AL 29.2%: AL CONVEGNO DI OGGI LE PROPOSTE DELLA CISL PER MIGLIORARE E FAVORIRE IL LAVORO DELLE DONNE

Pubblicato il da ass. Il Patio

 A Messina lavora soltanto il 29.2% delle donne. Un dato
allarmante per la Cisl che ha evidenziato la preoccupante situazione
dell’occupazione femminile nel corso del convegno tenutosi presso la Chiesa
S. Maria Alemanna alla presenza del segretario nazionale confederale Liliana
Ocmin, titolare della delega alle politiche migratorie, alle donne e ai
giovani, e del segretario regionale della Cisl Maurizio Bernava. Il secondo
dato emerso nel corso dei lavori è quello riguardante le donne disoccupate:
Messina è al quinto posto nazionale per donne che cercano lavoro con il 19%.
Al primo posto c’è Enna con il 22.2%, al secondo Sassari col 21,5%, poi di
seguito Lecce 20,2% e Palermo 19,8%.
Ma Messina ha anche un altro primato: tra il 2007 e il 2008 ha visto
aumentare la disoccupazione femminile di ben 4,8 punti percentuali: le donne
disoccupate sono passate da 13.000 nel 2007 a 17.000 nel 2008. Tutto questo
nonostante le ingenti somme derivanti dai fondi europei che la Regione ha
stanziato per la formazione e l’inserimento lavorativo delle donne.
Un altro dato è la grave carenza degli asili nido comunali Il piano dei nidi
comunali del 1979 prevedeva 19 asili nido, ad oggi sono solo 2. Una carenza
che penalizza le famiglie costrette a supplire ricorrendo a strutture
private con un notevole dispendio economico che non tutte sono in grado di
fronteggiare. Per comprendere l’entità del fenomeno a  Messina basta
considerare che i bambini al di sotto dei 3 anni sono circa 9.600 e di
questi circa 600 sono stranieri. Per questi ci sono solo 73 posti negli
asili nido comunali.
“L’Italia – ha sottolineato Mariella Crisafulli nella sua relazione – è
molto lontana dall’obiettivo del trattato di Lisbona del 2000 che prevede
nel 2010 una copertura territoriale di asili nido ad almeno il 33% dei
bambini al di sotto dei 3 anni. Messina è anni luce distante, con solo lo
0,7% di copertura del servizio. I due soli nidi pubblici sono entrambi nella
zona nord: a San Licandro accoglie i bambini da 3 mesi a 3 anni, 48 bambini.
‘L’angolo del Cucciolo’ accoglie, invece, 25 bambini da uno a 3 anni. E’
stata anche annunciata l’apertura del nuovo asilo nido a Camaro che potrà
accogliere 25 bambini, ma si tratta sempre di una goccia nel mare, e
consentirà a Messina di passare dallo 0,7% all’1 % di copertura del
servizio. Ma – ha spiegato la Crisafulli - senza dati costantemente
aggiornati non è possibile sviluppare politiche di azione finalizzate
all’inserimento delle donne nel mercato del lavoro”.
La Cisl ha chiesto la costituzione presso la Provincia Regionale di Messina
di un “Osservatorio Donna Lavoro” che serva a rilanciare l’occupazione
femminile e allo stesso tempo svolga azione di monitoraggio delle condizioni
delle donne nel nostro territorio, mediante partenariato con attori sociali
e istituzionali come l’Inps, l’Assessorato provinciale al lavoro,
l’Assessorato provinciale alle pari opportunità, l’Ufficio provinciale del
lavoro.
Il sindacato ha lanciato anche la proposta di istituire un tavolo per
contrastare l’occupazione irregolare e le discriminazioni di genere nel
mondo del lavoro, sensibilizzando le aziende a utilizzare i finanziamenti
previsti per le politiche di conciliazione, promuovendo l’utilizzo del
telelavoro e dei servizi di supporto come potrebbero essere asili nido
aziendali e/o interaziendali e centri estivi.
“Il Mezzogiorno – ha spiegato la segretaria nazionale Liliana Ocmin – è una
vera emergenza nazionale. Serve un grande Piano di Rilancio per il Sud che,
a partire anche dalla riformulazione dell’utilizzo dei fondi strutturali per
il Mezzogiorno, sia in grado di sostenere e premiare l’occupazione
femminile, tuttora fortemente penalizzata. In Italia, oggi, lavora solo il
46 per cento delle donne; sette milioni di donne in età lavorativa sono
fuori dal mercato del lavoro e al sud il tasso di occupazione crolla al 35
per cento, mentre a Messina lavora solo il 29,2% delle donne.
Servono proposte per le donne meridionali, che vivono sulla propria pelle la
difficoltà quotidiana della crisi e l’eredità pesante dei problemi
strutturali del territorio. Dobbiamo stimolare il recupero del territorio e
la sua valorizzazione, ricercare nuove opportunità, incoraggiare forme di
piccola imprenditoria femminile legata alla tutela e alla conservazione del
territorio. Chiediamo il miglioramento e l’ottimizzazione dei servizi per
l’impiego, pubblici e privati, rendendoli funzionali al profilo di un
mercato del lavoro in evoluzione. Il potenziamento dei servizi alla
famiglia, alla persona e all’infanzia anche attraverso l’utilizzo di
strumenti come i voucher o “buoni lavoro” per prestazioni occasionali
relative alla cura della famiglia. Una diversa redistribuzione dei compiti e
corresponsabilità all’interno della famiglia, in vista di un rinnovato
concetto di nucleo familiare, inteso come nuova responsabilità genitoriale”.
Liliana Ocmin ha ricordato come la Cisl abbia lanciato proposte orientate a
una P.A. al servizio dei cittadini e dell’impresa, con iniziative tese a
migliorare l’offerta e i costi dei servizi, liberando anche risorse da
destinare ad una politica di crescita, di investimenti e di contrattazione.
“Una Pubblica Amministrazione efficace, efficiente e produttiva diventa nodo
strategico nell’economia e nella vita sociale del Paese – ha detto -
incidendo profondamente nella formazione del PIL e nella redistribuzione
della ricchezza. Intervenire su più fronti per agevolare l’ingresso dei
giovani nel mercato del lavoro, in particolare sul rapporto tra scuola e
percorsi di formazione, coerenti con le attitudini dei giovani e con i
fabbisogni professionali del mercato del lavoro a medio e a lungo termine;
sull’alternanza tra fasi d’istruzione e di studio in aula e tirocini
esterni, per integrare l’istruzione formale col “saper fare”, stimolare nei
giovani, una consapevole scelta professionale e lavorativa;
sull’innalzamento dell’età per l’accesso all’apprendistato e sull’incremento
degli sgravi fiscali per le imprese che assumono giovani apprendisti”.

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