Presentato, ieri, il libro: "La Nazione che non fu, operazione verità"

Pubblicato il da ass. Il Patio

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Si è svolta ieri nell'Aula Magna dell'Università, la presentazione del libro: La Nazione che non fu, operazione verità, di Salvatore Natoli Sciacca e Maria Rosaria De Stefano Natoli.

A fare gli onori di casa il Presidente del Comitato Scientifico Quaderni di Autonomia, on. prof. Maurizio Ballistreri. Presenti, oltre agli autori, anche il magistrato, dott. Melchiorre Briguglio, il presidente dell'Istituto di Studi Storici "Gaetano Salvemini", prof. Santi Fedele, il preside della Facoltà di Scienze Politiche, prof. Andrea Romano e il direttore del Dipartimento di Studi Europei e Mediterranei, prof. Alberto Russo.

Secondo Ballistreri questo libro consente di sviluppare una diversa riflessione, politica e storiografica, sugli effetti del Risorgimento sulla Sicilia e sul Mezzogiorno, e l'opera può ascriversi alla significativa corrente di storiografia non dogmatica, ma autenticamente laica e libertaria.

"Il filo rosso che tiene assieme le pagine del libro - secondo Ballistreri - è la tesi secondo cui l'Unità d'Italia non sarebbe stata un'operazione condivisa dai siciliani e dalle popolazioni meridionali in genere, ma subita, un'annessione militare realizzata anche con feroci repressioni sui civili. Una «operazione verità», la definiscono gli autori, che ricordano come fosse prospera l'economia siciliana prima dello Stato unitario e le successive condizioni di povertà. In questo quadro Salvatore e Maria Rosaria Natoli ricostruiscono anche il ruolo e la figura di Giuseppe Garibaldi, giustamente oggetto di studi non più fondati su di una visione agiografica, ma evitando pure la dissacrazione a cui «l'Eroe dei Due Mondi» è stato, sovente strumentalmente (si pensi a Bossi o ai "sudisti" neosanfedisti), sottoposto, ricordando come egli nel 1880 si fosse rammaricato "che il sogno mazziniano dell'Italia repubblicana fosse fallito" e si fosse crucciato esplicitamente «delle malefatte del governo dei Savoja». Il libro non ha solo un valore sul piano storico-culturale, ma contiene anche un messaggio politico. Salvatore e Maria Rosaria Natoli indicano nel federalismo per l'«Europa dei Popoli», e degli «Stati Uniti d'Europa», lo strumento per liberare i siciliani e i meridionali."

"La verità - dice Maria Rosaria De Stefano Natoli - è che l'unita d'Italia non ha portato al sud il progresso che, secondo i progetti, avrebbe dovuto portare. Ha portato, invece, depressione, lutti, sangue e regresso. Occorre ricordare che il regno duo-siciliano era la terza potenza marinara dell'Europa continentale, aveva grandi industrie siderurgiche e sia avviava ad essere una grande potenza. L'unita ci rende, invece, i pezzenti della nazione"

"Dobbiamo sfatare, infine, un assurdo - conclude la De Stefano Natoli - che i siciliani dormono, perchè i siciliani «dormendo» hanno fatto la Guerra del Vespro e nell'ottocento hanno fatto almeno sei rivoluzioni contro i Borboni. La nazione siciliana finisce, purtroppo, nel 1815, dopo il Congresso di Vienna, quando Ferdinando IV di Borbone, poi Ferdinando I delle Due Sicile, sopprime sulla carta la nazione siciliana e la fa diventare una provincia del Regno di Napoli"

Bellissimi i disegni di Luxor Paguni che illustrano il libro

 

Michele Palamara

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<br /> <br /> Errata Corrige:La Nazione Siciliana finisce nel 1815 (non 1915) è soppressa dal Ferdinando IV di Borbone che diviene così Ferdinando I delle Due Sicile.<br /> <br /> <br /> <br />
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