Presentato questo pomeriggio il rapporto di ricerca della Fondazione Res “Remare controcorrente – Imprese e territori dell’innovazione in Sicilia”
E’ stato presentato questo pomeriggio alla Camera di commercio il primo rapporto di ricerca della Fondazione Res, l’Istituto di ricerca su Economia e società in Sicilia, promosso dalla Fondazione Banco di Sicilia e sostenuto da Unicredit-Banco di Sicilia. Il rapporto affronta il tema dell’innovazione in Sicilia, con uno studio dedicato ad imprese e territori caratterizzati da successo economico ed elevata propensione ad innovare ed esamina gli elementi che favoriscono l’introduzione di innovazioni, ma anche gli ostacoli e i vincoli che devono essere superati per poterle realizzare.
“In un Sud che innova poco – ha affermato il coordinatore scientifico della Fondazione Res, Pierfrancesco Asso, che ha presentato il rapporto – la Sicilia è forse la regione dov’è più difficile innovare. Come si evince dai dati della Comunità europea”. Considerando i fondamentali settori delle attività industriali manifatturiere, le imprese innovative sul totale (22%) sono sensibilmente meno numerose, non solo nel confronto con il Nordovest (43%) e con il Centro-Nordest (38%), ma anche con il resto del Mezzogiorno (26%). Le uniche significative eccezioni sono costituite dall’agroindustria e dal settore chimico. La ricerca evidenzia, inoltre, che “l’eccesso di spesa pubblica “improduttiva” e la limitata estensione delle attività di mercato condizionano negativamente l’affermazione d’imprese innovative in Sicilia”.
Nel complesso, la Fondazione Res ha registrato che nella Sicilia orientale, inclusa Messina, e Sud orientale si concentra quasi il 60% delle imprese dinamiche ed innovative della regione. Se Catania costituisce il polo manifatturiero più consistente e dinamico, altri territori innovativi sono quelli a forte specializzazione turistica e quelli caratterizzati da attività manifatturiere nel settore dei minerali non metalliferi.
Le imprese di successo sono state stimate in circa 1.200: 800 risultano innovative. Tra queste, le imprese dell’agricoltura e dell’industria alimentare hanno un ruolo significativo, seguite da quelle di vari comparti manifatturieri, dalle costruzioni e dai servizi privati (che includono il turismo). Sono state individuate, poi, due tipi di imprese di successo: il primo individua gli innovatori radicati nel territorio, ossia aziende legate a vantaggi competitivi naturali del territorio, in particolare nell’agroindustria, nella lavorazione della pietra e nel turismo, con una netta prevalenza delle componenti legate all’agricoltura e all’industria alimentare; il secondo individua gli innovatori non radicati che non sono legati a specifici vantaggi naturali de territorio e tendono a prevalere tra imprese del manifatturiero e della chimica.
Ad introdurre i lavori del convegno è stato il presidente dell’Ente camerale, Nino Messina: “Per produrre, la filiera ha bisogno di una buona politica. Una politica virtuosa e di servizio. Che affronti i problemi della gente, delle imprese e del territorio, anche come presidio e conservazione dello stesso. Una politica attenta, che non perda tempo nei giochi di mero potere e che abbia il coraggio di creare una burocrazia valida, professionalmente capace che aiuti l'impresa e non la ostacoli. Ai protagonisti della filiera “economica” provinciale, quali la scuola, l’Università, la politica, le imprese, i tecnici del settore e gli Istituti di credito, giunga l’invito a remare insieme con ritmo sostenuto e costante, per fare in modo che la nostra bella Isola, possa ricoprire nel Mediterraneo il giusto ruolo”.
“La capacità di innovare rappresenta un requisito indispensabile per la crescita economica – ha affermato il presidente della Fondazione Res, Carlo Trigilia – un problema particolarmente importante per la Sicilia. Una regione con una popolazione paragonabile a quella di diversi paesi europei e che non può crescere economicamente senza porsi con forza il problema dell’innovazione come chiave per lo sviluppo della sua struttura produttiva e della sua modernizzazione”.
Al termine della presentazione del rapporto, si è svolta la tavola alla quale hanno preso parte Mario Centorrino, assessore regionale all’Istruzione e formazione professionale; Giuseppe Campione, docente all’Ateneo peloritano e componente del Comitato scientifico Res; Alfredo Schipani, vicepresidente vicario dell’Associazione industriali di Messina; Santi Cutugno, presidente dell’Ordine dei commercialisti di Messina; Vincenzo Franza, Mandarin Wimax Sicilia Spa; Katia Petretta, Myleco Sas; Giulia Giuffré, Gruppo Siplast – Irritec; Franco Ingrillì, Eurofood Srl. In particolare, il prof. Campione si è soffermato sul tema dell’area metropolitana e sulla “regione dello Stretto”.
Lo studio presentato si basa su una pluralità di fonti: ricostruzioni storiche, indagini Istat, analisi delle politiche regionali, ricognizione dell’offerta di innovazione degli Atenei, sondaggi con le imprese più innovative e dinamiche della Regione.