si è tenuto giorno 17 al PalaCultura un incontro con il magistrato Nicola Gratteri

Pubblicato il da ass. Il Patio

Pic_0417_010.jpgUna chiusura degna di un grande evento. È quella che ha regalato Nicola Gratteri al “Salone del Libro di Messina”. Durante un incontro dedicato al tema delle mafie, il magistrato che sta dedicando la sua vita alla lotta contro la ‘ndrangheta ha trattato diversi temi di attualità assieme al docente di storia moderna dell’Università degli Studi di Messina, Saverio Di Bella.

Una volta raggiunta la Sala B del PalaCultura, Nicola Gratteri è stato presentato dal professor Di Bella ai tanti messinesi presenti all’incontro, descrivendone il lavoro svolto da magistrato e, più recentemente, da scrittore.

Gratteri ha esordito parlando del tema che gli sta maggiormente a cuore. Ha parlato di come è nata la sua voglia di combattere la ‘ndrangheta. Ha descritto la scarsa conoscenza dell’organizzazione criminale posseduta da coloro che, negli anni in cui si avvicinò alla magistratura, si professavano esperti e studiosi della ‘ndrangheta, della sua storia e dei suoi riti.

La ‘ndrangheta può essere sconfitta adesso?

Il magistrato ha descritto la situazione attuale, quella narrata nei suoi libri. Ha contraddetto quanti dichiarano, dall’alto dei propri incarichi istituzionali o dagli strumenti del mondo dell’informazione, che la ‘ndrangheta sta per essere sconfitta. L’Italia ha le risorse per sconfiggere la criminalità organizzata, ha spiegato Gratteri.Basti pensare al fatto che la polizia giudiziaria italiana è fra le migliori, se non la migliore, a livello mondiale. Purtroppo però, aggiunge il magistrato, con sistemi scolastici e giudiziari come quelli italiani, la lotta fra giustizia e mafie può concludersi solo con un insoddisfacente pareggio.

La ‘ndrangheta spiegata a scuola.

Parlando di ‘ndrangheta, Gratteri ha descritto alcune delle sue giornate vissute fuori dai tribunali. Ha raccontato i suoi incontri con gli studenti delle scuole calabresi. Ha spiegato come racconta la ‘ndrangheta e i suoi meccanismi ai giovani. Lo fa parlando in termini economici, e non in temi etici o morali. Secondo Gratteri i giovani sono distratti da una crisi di valori e vittime di un conformismo, che gli permette di concepire meglio le cose se descritte in termini di convenienza. Il magistrato preferisce spiegare agli studenti che, entrando nella ‘ndrangheta da “picciotto liscio”, si resta per sempre nella “manovalanza” della criminalità organizzata, rischiando ogni giorno la galera per seguire degli ideali vuoti, messi in piedi da gente che sfrutta l’ignoranza di alcune persone per i propri tornaconti personali. Non vi è, per chi entra nella criminalità organizzata, quella sorta di ascesa lavorativa rappresentata nei film che raccontano la mafia.

Gratteri invita le studentesse a non invaghirsi dei tanti ragazzi che bazzicano per i paesi della Calabria ostentando le proprie ricchezze, guidando macchine lussuose e vestendosi come manichini della Rinascente. Le esorta a stare attente, perché quasi sempre, questi ragazzi sono figli di boss ‘ndranghedisti e non di lavoratori onesti. Questi ultimi, per quanto ricchi possano essere, sicuramente non penserebbero mai di premiare un figlio appena ventenne con una macchina lussuosa. Il suo invito anche in questi casi non è lanciato con moralismo. Il magistrato spiega alle tante ragazze con le quali di tanto in tanto si confronta durante le sue visite alle scuole, come è considerata la donna dalla ‘ndrangheta.

Le donne delle cosche.

Gratteri ha spiegato che gli appartenenti a una ‘ndrina sono soliti a sposarsi da giovanissimi, attorno ai vent’anni. Inoltre, secondo quanto ha raccontato il magistrato, nella “forma-mentis” degli ‘ndranghetisti vi è l’abitudine di fare quanti più figli possibili, per aumentare il potere della cosca. Per un appartenente alla ‘ndrangheta, ogni figlio maschio rappresenta una risorsa da impegnare nella criminalità organizzata, mentre una figlia femmina costituisce la possibilità di accrescere il potere della ‘ndrina attraverso il matrimonio con un membro di un’altra cosca.

Ma non finisce qui. Quando un appartenente alla ‘ndrangheta viene arrestato, sua moglie si ritrova sola con diversi figli a carico. La ‘ndrangheta ne controlla i comportamenti, e le impedisce di legarsi sentimentalmente con un altro uomo. Secondo la convinzione di molti, la ‘ndrangheta sostiene le famiglie dei criminali detenuti, ma in pochi sanno che, molti gregari delle cosche, quando vanno a casa delle mogli di ‘ndranghetisti spesso approfittano sessualmente di loro. Queste condizioni di vita fanno deprimere queste donne, e secondo Gratteri, le alte quantità di psicofarmaci vendute in alcuni comuni della Calabria, sono dovute proprio alla loro esasperazione.

Sempre a proposito del rapporto fra donne e ‘ndrangheta, Gratteri ha spiegato che negli ultimi anni si sta sviluppando la tendenza delle mogli dei boss a ereditare dal marito l’attività criminosa quando questo viene arrestato o muore, un po’ come fanno le donne appartenenti a organizzazioni criminali in Sud America.

Gratteri ha descritto alcuni meccanismi che tengono su la ricchezza della ‘ndrangheta. Ha parlato di come usura e riciclaggio del denaro sporco stanno mettendo (specie negli ultimi venticinque anni) in ginocchio l’economia calabrese.

Expo 2015 e ‘ndrangheta: un problema reale.

Inoltre Gratteri, per buona parte del suo incontro, ha parlato di politica, sempre riferendosi al sistema giudiziario e alla piaga delle mafie. Ha criticato Roberto Castelli, che ha proposto, per scongiurare il rischio evidenziato dalla Procura di Busto Arsizio di una possibile intromissione della ‘ndrangheta nell’Expo del 2015. Il vice ministro ha dichiarato che il Governo si impegnerà a scongiurare la partecipazione di imprese calabresi all’Esposizione Internazionale. Secondo Gratteri (e a giudicare dalle risate che sono state scatenate in sala dalla lettura della dichiarazione di Castelli, anche secondo i presenti all’incontro), la proposta di Castelli è quantomeno inutile, oltre che intrisa di razzismo. Ormai da tempo il potere della ‘ndrangheta è finito in Nord Italia, e come fa notare Gratteri, non rappresenterebbe affatto un problema per la ‘ndrangheta il dover trovare in imprese settentrionali alcuni prestanome che godano di grosso prestigio grazie alle proprie attività imprenditoriali.

Le misure adottate dal Governo Berlusconi per favorire la lotta alla mafia, giudicate da Gratteri.

Sempre in tema di politica, Gratteri ha parlato degli interventi messi in atto dal Governo Berlusconi per lottare la criminalità organizzata. Secondo Gratteri, il Governo esagera quando dichiara di star sconfiggendo le mafie, ma questo non vuol dire che nessun provvedimento messo in atto durante questa legislatura sia stato positivo. Gratteri elogia la decisione di abrogare il patteggiamento in appello, che consentiva ai criminali di ottenere sostanziosi sconti di pena quando erano sul punto di essere condannati. Inoltre il magistrato si è ritenuto favorevole all’irrigidimento delle misure restrittive del 41-bis. Ma accanto a questi due provvedimenti, ve ne sono altri che secondo Gratteri rischiano di mettere in ginocchio il sistema giuridico italiano.

Fra questi la proposta del Governo di snellire la burocrazia attraverso la prescrizione breve. Consentire la libertà ad alcuni malfattori non è di certo il mezzo più adeguato per rendere più efficiente l’attività del sistema giuridico.

Proposte per un sistema giuridico più efficiente.

Secondo Gratteri si potrebbe ricorrere a strumenti più semplici da attuare e più efficienti per lo snellimento del lavoro dei magistrati. Si riferisce all’informatizzazione della magistratura e alla riduzione e all’accorpamento dei Tribunali. L’Italia è uno dei pochi paesi dove le montagne di carta relative alle indagini e ai processi non sono state sostituite dai computer. Un’informatizzazione della magistratura permetterebbe una gran riduzione di tempi (specialmente per quanto riguarda gli avvisi di garanzia e le notifiche, che potrebbero essere recapitate in forma immediata) e di costi (si risparmierebbero diverse migliaia di euro in inchiostro e carta). Un’altra riduzione di tempi e costi inoltre, a giudizio di Gratteri, sarebbe rappresentata dalla riduzione dei Tribunali e dall’accorpamento dei Tribunali di sorveglianza.

In merito al tema delle intercettazioni, Gratteri ha spiegato che, privando la magistratura del loro impiego, la si priverebbe di uno dei suoi strumenti più efficaci. A suo parere sarebbe giusto limitare l’accesso alle intercettazioni ai giudici, per evitare che queste vengano utilizzate dai mezzi d’informazione prima della sentenza definitiva. Inoltre ha attaccato Silvio Berlusconi per aver dichiarato che sono sette milioni le persone intercettate in Italia. Come molti fanno notare già da tempo è una balla. Le cifre sono state interpretate male dal Presidente del Consiglio per utilizzarle per i propri scopi. Sette milioni sono i numeri telefonici intercettati. Ma Berlusconi non ha considerato (o molto probabilmente non ha voluto considerare) che gli ‘ndranghetisti e gli altri appartenenti a organizzazioni di stampo mafioso cambiano diversi numeri di cellulare di settimana in settimana, proprio per evitare di essere intercettati, aumentando così il lavoro della magistratura e gonfiando i dati relativi alle intercettazioni. In Italia la gente che non ha nulla da nascondere, spiega il magistrato, non viene intercettata.

Una volta introdotta la riflessione sulla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina dal professor Di Bella, Gratteri ha dichiarato che, secondo la sua opinione, il ponte sarà un collegamento fra cosche e non fra due lembi di terra. A suo parere, il ponte verrà costruito al 50% dalla mafia e al 50% dalla camorra. Sempre in merito a Messina, Gratteri ha parlato dell’Ateneo, dicendo che in passato l’Università degli Studi e la Casa dello Studente erano gestite dalla ‘ndrangheta (nel frattempo qualcuno in sala ironizzava sull’utilizzo dell’imperfetto nel discorso del magistrato).

Gratteri ha concluso l’incontro con una riflessione sul mondo dell’istruzione, suggerita dalle dichiarazioni in merito alla scuola pubblica rilasciate da Silvio Berlusconi  qualche ora prima dell’incontro. Per il magistrato le dichiarazioni del Presidente non fanno altro che fomentare la denigrazione dei lavoratori che tengono in piedi l’istruzione in Italia. Spiega che a suo parere gli insegnanti sono sfruttati e sottopagati, e che hanno perso il rispetto di cui godevano negli anni passati perché sono divenuti poveri, e agli occhi degli studenti cresciuti con il mito della ricchezza non sono più delle guide da seguire ma dei falliti.

In sintesi, Gratteri ha toccato molti dei problemi che mettono in ginocchio il nostro Paese. Temi già trattati, probabilmente, ma senza dubbio argomenti da approfondire alla ricerca di soluzioni che possano permettere all’Italia di liberarsi dai suoi problemi più grandi.

Alessio Testa

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