Spulciando nell'archivio di Pippo Rao. Era il 1991....quando si dice l'attualità!
Intervenendo nei giorni scorsi a Genova al convegno “Per una nuova cultura dei servizi sociali”, organizzato dalla Regione Liguria, Pippo Rao, responsabile nazionale P.L.I. per le politiche sociali, ha dichiarato: “L’obiettivo del Liberali non è di abbattere lo Stato sociale ma di smantellare lo Stato assistenziale, lo Stato delle clientele che genera grandi ingiustizie, rende sempre più marginali i cittadini privati dei diritti di cittadinanza,diffonde i privilegi dei pochi e le nuove povertà dei molti.
Il “Welfare State”italiano non marcia più da tempo e la sua crisi è ora testimoniata anche dal 25° rapporto CENSIS in cui si finisce per rilevare che, per un effetto perverso, il principio di ridistribuzione - che dovrebbe essere fondamento del Welfare State – si rovescia sino a risultare i più poveri i finanziatori dei più ricchi.
Ora, la recessione economica in atto, ma, soprattutto, il limite massimo di prelievo possibile attraverso l’imposizione fiscale e l’insoddisfazione sempre più diffusa tra i cittadini interessati, dovuta all’inefficienza dei servizi, non potranno non avere varie conseguenze sulla politica sociale degli anni ’90 che dovrà, quindi, essere ripensata soprattutto per quanto riguarda i “modi di prestazione dei servizi sociali”.
All’economia della “fornitura pubblica” dovrà seguire il rafforzamento del privato sociale e del volontariato, forme sempre più emergenti di reale solidarietà.
La nostra tesi è che di fronte ai limiti della politica sociale di oggi, si debba pensare di trovare la soluzione nella riforma radicale del sistema.
L’introduzione dell’imposta negativa sul reddito, in sostituzione di tutti gli attuali programmi assistenziali, potrebbe risolvere i problemi dell’assistenzialismo di Stato riuscendo a garantire l’efficacia sociale della spesa pubblica e, cosa non secondaria per i liberali, la tutela della libertà di scelta dei beneficiari che tornerebbero così considerati individui responsabili e capaci di giudizio e di volontà.
L’altro risultato che si otterrebbe, anch’esso di primaria importanza in un momento della vita politica caratterizzato da un forte desiderio di rinnovamento dei partiti, sarebbe quello di togliere all’apparato politico-burocratico le risorse di cu, a scapito dei legittimi beneficiari, finisce per essere destinatario.
Un’altra forma d’intervento che i liberali si sentono di proporre è l’assegnazione dei”buoni da spendere” per la fruizione di un servizio offerto dallo Stato o dal mercato o di “sussidi alle famiglie” come già attuato da vari Paesi per prestazioni che potrebbero essere fruite nell’ambito della famiglia ( anziani, malati, handicappati, ecc. ) e che oggi, invece, vedono investito, con lauta remunerazione, il servizio pubblico.
Roma 18/12/1991 Pippo Rao