CONFERENZA DI ATENEO SULLE ISTANZE DEL MOVIMENTO DEI RICERCATORI

Pubblicato il da ass. Il Patio

Aula Magna affollatissima oggi per i lavori della Conferenza d’Ateneo su“Le istanze del movimento dei ricercatori patrimonio della Comunità Accademica dell’Ateneo di Messina al servizio dei giovani e del territorio”, che si tiene in un momento in cui non è chiaro se la riforma Gelmini riuscirà ad andare in porto.
“Siamo qui oggi-  ha esordito  il Rettore, prof. Francesco Tomasello - perché dobbiamo chiedere a questa comunità operosa di docenti e di personale tecnico-amministrativo di ergersi in piedi come una sola entità capace di far sentire forte e chiara la propria voce al proprio interno, nel proprio territorio, a Roma nelle competenti sedi istituzionali, ovunque si giochi la sfida del sapere e del progresso.
Questa Conferenza di Ateneo ha preso le mosse dalle riflessioni suscitate dal movimento dei ricercatori ed è stata voluta dal Senato Accademico per condividere i valori e le tensioni ideali di cui essi sono portatori come patrimonio comune del corpo accademico.
Si intende oggi dare espressione al disagio largamente avvertito e alle diffuse preoccupazioni per il presente e per il futuro dell’Università italiana, considerato il significato della sua missione di alta formazione e di ricerca al servizio dei giovani e del territorio.
Lasciare poi i ricercatori universitari – ha affermato con forza Tomasello - in un ruolo ad esaurimento senza uno stato giuridico proprio della docenza e senza una concreta prospettiva di sviluppo non solo non è giusto ma non è neanche un investimento utile e produttivo per il Paese
”Per queste ragioni, la stragrande maggioranza della Comunità accademica di Messina- ha continuato il Rettore- ha voluto fortemente  un cambio di passo. Tutti insieme stiamo percorrendo faticosamente la strada maestra di una Università competitiva fondata sulla valutazione in cui ciascuno possa testimoniare il suo impegno e la sua dedizione disinteressata per l’Istituzione.
Anche il nostro Ateneo ha pienamente accettato e introdotto nei suoi meccanismi decisionali la cultura della valutazione e non intende sottrarsi alla responsabilità del controllo dei risultati prodotti. Per questa ragione, ha avviato, nell’ambito della propria autonomia, una serie di riforme finalizzate a modernizzare e rendere più competitivo il nostro sistema.
Non è certo semplice attuare profonde innovazioni in una organizzazione articolata su più livelli di responsabilità e di decisione (Facoltà, Dipartimenti, Corsi di Laurea ) e fare assimilare modifiche che comportino mutamento di attitudine mentale e di approccio a nuove norme e a nuovi assetti.
Abbiamo avuto il privilegio in questi anni- ha proseguito il prof. Tomasello- di vedere tanti colleghi offrire gratuitamente le loro competenze, esprimendo così il loro senso di appartenenza e il loro legame di amore con la loro Università. Ai tanti colleghi operosi ed entusiasti, orgogliosi dei loro risultati e del loro Ateneo, si contrappone con pervicacia, supponenza ed ostilità accanita alle riforme, una minoranza sparuta di parrucconi accademici, di unti dal Signore che saprebbero bene come fare funzionare l’Ateneo, ritornando felicemente ad offrire alla loro Università i loro servizi lautamente remunerati, magari su proposta del Rettore e con qualche generosa deliberazione del Consiglio di Amministrazione.
Ci dispiace deluderli, anche a costo di continuare a ricevere non solo attacchi palesi ma anche spregevoli manovre sotterranee indegne di un luogo eletto come sede di cultura.
A costoro, il cui unico ossessivo pensiero è stato ed è quello di sapere che cos’altro possa fare l’Università per loro, quali posizioni debbano occupare per favorire la loro smodata ambizione, con quali altre disinvolture debbano realizzare le loro audaci operazioni, diciamo con chiarezza che quei tempi felici, solo per loro, non torneranno perché non è importante che si salvi la loro distorta visione oligarchica, è fondamentale che si salvi l’Università di Messina.
Finalmente è finita l’era per l’Università di Messina, come per le altre, in cui l’Ateneo era grande ammortizzatore sociale ed ente erogatore di stipendi“.
Tra i primi interventi quello dell’on. Vincenzo Garofalo che ha fatto il punto sull’iter della Riforma Gelmini.
La conferenza d’Ateneo è stata moderata dalla giornalista Roselina Salemi che ha sottolineato come ”stiamo tutti vivendo un momento delicato e siamo certi che tutto quello che verrà deciso dall’approvazione della riforma influenzerà i prossimi anni della nostra vita. La voce di chi vive all’interno dell’Università, e per questo è importante questo incontro, è fondamentale affinchè possano essere portate all’attenzione dei legislatori le richieste della base“
Il primo intervento, in rappresentanza dei ricercatori, è stato quello della dott.ssa Scolastica Serroni, componente del Senato Accademico, che ha voluto ribadire l’importanza del fatto che il Senato accademico abbia fatto proprie le istanze dei ricercatori votando all’unanimità il rinvio dell’inizio dell’Anno Accademico.
”In questo momento – ha affermato la Ferroni -  si gioca il futuro del Paese ed è il momento di riflettere bene sul ruolo dei Ricercatori che sebbene sia stato istituito negli anni ottanta  da allora non è stato mai preso in considerazione dal alcun governo.“
Il prof. Roberto Perconti, che ha svolto il secondo intervento, ha  evidenziato come  sia comunque assolutamente necessario procedere alla riforma dell’attuale sistema universitario, chiedendosi al contempo se il Parlamento sarà in grado di resistere alle critiche che  sempre di più vengono registrate in ogni parte del Paese:”Due aspetti della legge sono in particolare preoccupanti - ha concluso il prof. Perconti - e riguardano la nascita di una università sempre più piccola, con meno risorse, meno laureati, meno sedi, meno corsi di laurea, da una parte e la riduzione dello spazio dell’autonomia universitaria dall’altra“.
La prof. Antonella Cocchiara, a conclusione degli interventi in programma, ha  ricordato l’unanime presa di posizione del Senato Accademico del 28 settembre scorso, che ha fortemento voluto che la Conferenza di Ateneo fosse incentrata sul tema della protesta dei ricercatori, lanciando così  un messaggio di appartenenza ad una comunità coesa, per affermare il principio non di una semplice solidarietà verso i ricercatori, ma di una vera e propria condivisione di una lotta, anche  mediante il rinvio dell’inizio delle lezioni all’11 ottobre. ”La riforma non ci piace - ha concluso la prof. Cocchiara – né nei toni, né nei contenuti,  perché elefantiaca, prolissa e complessa e perché fortemente condizionata dalla manovra finanziaria“.
Si è dato poi spazio agli interventi di Beatrice Di Bella, ricercatrice a Ingegneria, Antonio Centofanti, rappresentante dei dottorandi in Senato Accademico, Mariella Foti, ricercatrice a Veterinaria, Dino Costa, ricercatore a Scienze e Mauro Federico, pure Ricercatore a Scienze  che  all’unanimità hanno evidenziato come tutti loro stiano vivendo un momento di grande amarezza, che si trasforma in un tremendo dolore per avere perduto il contatto con i giovani studenti, e per il modo superficiale e poco rispondente alla verità con cui la grande stampa del Nord sta trattando la questione dei ricercatori.
La giornalista  Roselina Salemi, moderatrice della Conferenza, a conclusione dei lavori, ha preliminarmente affermato come la sua conoscenza dell’Università come luogo chiuso, roccaforte di privilegi, dove gli sprechi proliferavano, assieme alle cattedre in sovrannumero ed all’eccesso di docenti fosse in realtà sbagliato, in quanto man mano che cresceva la sua frequentazione del mondo universitario, si era resa conto al contrario che esistevano figure di ricercatori e docenti di valore assoluto, come alcuni da lei personalmente conosciuti, che all’estero erano unanimemente apprezzati, il che testimonia della bontà della formazione universitaria italiana. Quanto ai giornali, la Salemi  ha riconosciuto veritiera la loro scarsa conoscenza dei problemi che riguardano il ”pianeta università“, del quale si mettono in evidenza solo le cose negative e si nascondono le realtà positive, le eccellenze, i cervelli, attribuendo alla scarsa comunicazione tra Università e mondo esterno la causa di un siffatto atteggiamento. ”Dall’incontro di oggi - ha concluso la giornalista - ho comunque tratto la convinzione che sia stato un momento di chiarimento, sia sul problema dei ricercatori, sia sul ruolo dell’Università, per cui anche se la riforma andrà in porto così come è, non è detto che domani non si possa ulteriormente rivedere nei punti che non vanno, che indubbiamente esistono e che con questi momenti di confronto sono comunque posti all’attenzione, anche attraverso i  tanto criticati mass-media, dell’opinione pubblica nazionale. Ed è bene non dimenticare che non si può fare produzione culturale senza adeguati finanziamenti e che ormai è maturo il tempo per passare dalle riflessioni alle azioni, facendole uscire fuori dai palazzi universitari“.    

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