L'arresto di De Luca anima il dibattito politico

Pubblicato il da ass. Il Patio

 

Sugli arresti domiciliari inflitti al leader del movimento Sicilia Vera, si anima il dibattito politico siciliano. Il sindaco di Fiumedinisi, ricordiamo, è stato arrestato con l'accusa di abuso d'ufficio e concussione e l'indagine sarebbe legata proprio alla sua attività di amministratore.

"Ormai le istituzioni italiane - afferma Orazio Licandro della segreteria nazionale dei Comunisti Italiani-Federazione della Sinistra - a cui non sono estranee quelle siciliane, sono profondamente infiltrate dalla criminalità. E' vera la presunzione di innocenza e attenderemo il lavoro della magistratura, ma certamente un parlamentare che in così poco tempo cambia sei volte casacca non lo reputiamo mosso da nobili ideali in politica".

Secondo Licandro, "per liquidare questa ennesima degradante vicenda siciliana c'è da usare davvero lo slogan di De Luca: demoliamo la regione".

 

Passionale, invece, senza entrare nel merito delle indagini, la difesa di Cateno De Luca, uomo e politico, del prof. Lauretta, socio fondatore del movimento Sicilia Vera, che attraverso le pagine del blog del movimento scrive:

 

"Cateno De Luca è stato arrestato, è ai domiciliari. Questa la notizia di ieri sui media regionali e nazionali, vecchi e nuovi. Oltre che nei bar, negli uffici, nei palazzi del potere, palermitani e no. Qualcuno si è fatto prendere la mano ed allora giù duro sul personaggio e non sulla cronaca, non sui fatti. Tutti a ricordare la protesta contro Micciché con conseguente conferenza stampa in veste adamitica, nessuno a ricordare che senza quel colpo di genio quella conferenza stampa non avrebbe mai avuto luogo e nessuno avrebbe conosciuto le verità vere che ne avevavo motivato la convocazione. Tutti a ricordare i cambi di casacca, nessuno a ricercarne le motivazioni, nessuno a tentare di capirne il significato di libertà e di democrazia popolare che li motivava. Tutti a dire che De Luca è un deputato vulcanico perché ha presentato oltre 5.000 emendamenti all’ultima finanziaria, nessuno a leggerseli per capire se dietro a tutto ciò c’era propaganda politica o, piuttosto, un progetto di cambiamento per questa terra di Sicilia ed una difesa ad oltranza degli interessi dei Siciliani. No, leggere costa fatica e impegna troppo tempo. Alla società di oggi non servono i contenuti e le riflessioni, bastano i titoli. Poco importa se assieme al pattume della politica, dell’economia e, più in generale, della società, si rischia di buttare anche qualche rara gemma che questa terra assolata e per certi versi metafisica riesce ancora a produrre! Nessuno, per esempio, si è fin qui chiesto se l’assenza dall’aula di Sala d’Ercole dell’on. Cateno de Luca, a partire della seduta di ieri ha arricchito o impoverito l’Assemblea regionale siciliana ed il suo portato di democrazia. Io credo che da ieri l’ARS è più povera di democrazia e l’intera Sicilia sia più povera di speranza e di progettualità. I Siciliani tutti sono sicuramente più poveri e sempre più ostaggio della “casta”. La mia non è e non vuole apparire la difesa dell’imputato Cateno de Luca. C’è un’indagine in corso, che i risultati vengano portati in un’aula di giustizia davanti ad un Giudice, nei tempi e nei modi di un Paese civile e democratico, e se ha sbagliato è giusto che paghi. Conoscendo l’Uomo de Luca, se così fosse, non batterebbe ciglio.Il problema che mi angoscia come cittadino italiano, ma soprattutto come siciliano è quello del doppiopesismo e delle coincidenze della storia. Per il primo aspetto, i fatti sono sotto gli occhi di tutti, non serve a nessuno nascondersi dietro un dito: da molti mesi la Sicilia continua ad essere governata da un Presidente sulle cui frequentazioni poco consone al suo status di parlamentare e di uomo di governo sono state prodotte tonnellate di materiale di ogni genere (intercettazioni, fotografie, filmati, etc.) e continua a governare la Sicilia e, addirittura, la Procura competente si spacca in due tronconi; per il secondo aspetto, quello delle strane coincidenze, è fin troppo facile sfogliare il libro della storia di Sicilia e rintracciarvi una costante: ogni volta che qualcuno prova a mettere in piedi un progetto politico autenticamente e dichiaratamente sicilianista, che non accetti inciuci con i poteri forti, romano e/o palermocentrici poco importa, qualcun altro prova a mettere il bastone fra le ruote. Per romperle. Se poi, come nel caso dell’on. de Luca, il progetto oltre che sicilianista è anche, apertis verbis, contro la “casta” e si pone l’obiettivo di restituire al popolo sovrano il potere attraverso l’unico strumento che la democrazia conosca, cioè le elezioni, ci vuole poco a capire che proprio la “casta” farà quadrato e tenterà di escluderlo dall’agone politico. La trasversalità, in questo caso, è garantita e seppure diventi un’anomalia del sistema poco importa, l’importante e conservare rendite di posizioni, privilegi e, soprattutto, il potere. Purtroppo, anche quello di decidere il futuro e il destino degli altri.Il meccanismo di autoconservazione della “casta” poggia sull’architrave delle zone grigie, dove sfumano i ruoli, politicamente concorrenti, di maggioranza ed opposizione. I bisogni dei Siciliani, sapientemente gestiti, ne rappresentano il carburante necessario nelle diverse tornate elettorali. Un particolare, però, forse è sfuggito alla regìa dell’operazione de Luca: si possono mettere in galera gli uomini, non si possono imprigionare le loro idee. Si può tentare di fermare il deputato, non si possono fermare migliaia di siciliani che lo seguono. Prima di sparare ad un leone, occorre essere certi di ucciderlo, altrimenti sarà lui ad uccidere te.I Siciliani Veri queste cose le sanno!"

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