LA PRIMAVERA LIBERALE
Il voto di ieri ha segnato uno stop all’autunno della democrazia che stiamo vivendo ormai da alcuni anni a causa di una grave anomalia a cui abbiamo assistito nel rapporto politica-istituzioni-cittadini.
Gli scontri istituzionali ripetuti, una politica inutilmente promissiva, ringhiosa e con sempre meno ideali sembrava che avessero fatto precipitare la cittadinanza italiana, sempre più smarrita, nella indifferenza. Ieri siamo passati dalla metodologia della conoscenza fondata sul riscontro della realtà – è diminuito il potere d’acquisto per cui non arrivo alla terza settimana del mese e non posso comprare- alla metodologia della conoscenza che si domanda il perché delle cose ed esprime un’opinione.
Ecco, ieri è successo proprio questo! I cittadini si sono riappropriati della loro libertà - dignità, indipendentemente dalle indicazioni che provenivano dai partiti e da rappresentanti autorevoli per il ruolo ed hanno inteso significare con il loro voto che il pragmatismo imperante irridente delle ideologie ha stancato e che una società che voglia legittimamente progredire ha bisogno di ideali, di nuovi ideali, di impegno partecipativo.
I cittadini responsabilmente hanno cessato di indignarsi per un potere che appare sempre più chiuso in se stesso, egoista, litigioso, arrogante, incapace di far progredire con i suoi provvedimenti la libertà dell’uomo nel suo molteplice senso.
Non hanno abdicato sfiduciati ma hanno reagito consapevolmente sapendo che all’indignazione doveva seguire un’azione per contrastare il degrado abbracciando la sfida degli ideali e rimettendo al centro, attraverso la capacità di giudizio, la creatività sempre originale della vita.
Una moderna teoria della libertà non può che fondarsi sulla capacità di giudicare in un determinato contesto spinta dall’evidenza dei bisogni reali e sulla inevitabile libera legittima azione.
Da ieri esiste una nuova società che ha voluto arrestare un processo di svuotamento di ideali, della trasformazione di disvalori in valori, del servilismo teso ad ampliare lo stato di servitù intellettuale nel Paese. L’inatteso voto si ieri, per i numeri raggiunti, rilancia la speranza di una ripresa del cammino di una vera democrazia liberale che ponga fine ad una politica svuotata di ideali sempre pronta a privilegiare provvedimenti singoli e particolari rispetto a quelli generali e normali e riaffermi la consapevolezza che il sapere ed il merito e non la cieca servile dedizione e le scelte clientelari possano determinare il vero progresso di una comunità e, quindi, anche della sua classe dirigente.
Ma nessuno tenti di mettere il cappello su quanto sta accadendo!
E’ una società che si muove in più direzioni che concepisce la libertà come attività e quindi è una società assolutamente aperta come lo è da sempre la Storia e come sono stati “aperti “ ieri i Referendum.
Pippo Rao